<img src="
Text or shortcode

INTERVISTA AL MAESTRO SAAD ISMAIL

Intervista in diretta facebook al Maestro Saad Ismail 

Nel panorama della danza orientale, o danza del ventre o del medio oriente, esistono figure che hanno diffuso quest’arte in maniera autentica, a tal punto da diventare iniziatori, pionieri di questo settore. È il caso del maestro Saad Ismail, punto di riferimento imprescindibile per il mondo della danza del ventre in Italia e non solo.

Con il desiderio di raccontare il suo percorso, in cosa consiste il suo metodo, la sua visione e la sua profonda connessione con la danza, io e Manuela Desideri abbiamo scelto di realizzare una diretta Facebook, trasformando un semplice incontro in un momento di condivisione prezioso. 

L’intervista si è rivelata un viaggio, guidato dalla voce e dall’esperienza di un uomo che riportava alla luce la forza di un giovane ragazzo egiziano venuto a Roma per riuscire a realizzare un sogno.

Prima di immergerci nel racconto, vi facciamo il riassunto della nostra esperienza formativa insieme al maestro.

Manuela: Ho cominciato a studiare con Saad nel 2017, precisamente quando ha iniziato a fare dei percorsi formativi della durata di un anno presso il centro artistico Amici della danza a Roma. Ho seguito per 2 cicli. Poi ho iniziato a prendere lezioni private ma non ricordo per quanto tempo. La formazione con lui è stata entusiasmante e davvero un percorso di crescita

Ho messo in luce i miei limiti e con lui ho imparato a conviverci.

Arianna: Ho conosciuto Saad nell’estate 2012 frequentando il percorso estivo suddiviso in 4 incontri. Mi sono iscritta pochi mesi dopo alla scuola Sal Lo’ di Roma e ho continuato per due anni. I suoi insegnamenti sono stati d’oro, ho preso consapevolezza perché danzavo senza capire e senza sapere nozioni importanti. Oggi le basi prese da Saad vivono ancora nel mio vocabolario, è presente.

Iniziamo a raccontare l’intervista, svoltasi nella Biblioteca di Rocca Priora (RM), lunedì 30 Marzo 2026.

Le domande sono state tre: Quando sei arrivato in Italia? Quando hai iniziato a insegnare danza? Cosa è il Ismail Method?

Saad Ismail arriva in Italia ed è subito Amore

Saad arriva in Italia nel 74’, anno che corrisponde al suo quarto anno universitario.

Ha girato l’ Europa visitando la Svizzera, la Francia e poi l’ Italia, il motivo era dovuto all’esigenza di fare delle visite mediche. Vedendo la differenza di questi paesi europei e le diverse popolazioni, senza dubbio l’Italia era la prima in classifica. E’ stato amore a prima vista, ha mandato un anno intero certificati medici all’università per far sì che potesse continuare a studiare in Italia, soprattutto la lingua. Dopo un anno torna in Egitto, continua i suoi studi, prende il percorso da militare, e per un anno ha fatto direttore in un palazzo di cultura in Egitto, ma dentro al cuore rimaneva acceso l’amore per l’Italia, per Roma. Nel ‘79 torna, con un sogno: insegnare la danza. 

Inizia a smuovere le acque per creare un gruppo di folklore egiziano cercando contatti diretti con il direttore dell’Accademia di danza e chiamando alcuni amici di Alessandria d’Egitto. Il gruppo si chiamava I danzatori del Nilo. 

Saad conosce l’Italia girando insieme a questo gruppo, sotto guida di un impresario che programmava le loro tournée: serate, spettacoli in piazza, feste di paese.

Dopo qualche anno ha cominciato a conoscere musicisti arabi, sempre in Italia, con il quale ha fatto un secondo gruppo dal nome Arabesque che legava il mondo arabo agli artisti arabi.

Ma il gruppo non ha potuto continuare tanto. Alcuni di loro lavoravano nei ristorante, eravano in totale 5 persone, e da qui ha iniziato a pensare che fosse il momento giusto per insegnare questa danza agli italiani. Era sì un sogno ma era anche una via d’uscita, perché questo progetto di andare avanti con il gruppo che faceva spettacoli era diventato difficile, e difficile era lavorare. Far venire i team dall’Egitto costava tanto come era difficile far venire una danzatrice da sola in Italia, culturalmente parlando.

Nel ‘86 fece il primo debutto al teatro Anfitrione di Roma come maestro di danza del ventre.

Il gruppo si allarga, così I Danzatori del Nilo e i musicisti iniziano a dar vita a nuovi spettacoli, esibendosi al teatro Colosseo. D’estate andavano a diffondere la danza medio orientale girando l’Italia. 

Ismail Method

Saad << Il Metodo Ismail è una guida per capire e imparare a danzare con la tecnica codificata e determinata. Attraverso il metodo basato su concetti semplici, parole chiave, ma altrettanto significative per aiutare proprio ad osare nella danza in una maniera molto semplice, ma seria allo stesso tempo. Concetti come mente sana, corpo sano, rilassamento e concentramento, chi non ha non può dare, bisogna concepire prima di agire… non si danza così tanto per danzare,bisogna capire tante cose prima. C’è tecnica, storia e stili da conoscere!

Per ottenere una buona azione bisogna avere un’ottima preparazione; bisogna prepararsi sempre bene e non solo a livello fisico ma anche a livello mentale. Chi non ha, non può dare.

Se non hai nulla dentro, il corpo non agisce, non risponde.

Quando si danza non si usa solo la tecnica, ci vuole estetica e anima, il sorriso, la sinuosità, ci vuole emozione, bisogna mettere altre cose dentro. 

La tecnica è un mezzo per arrivarci, ma non devi danzare con la tecnica: una danzatrice che danza con la tecnica, che fa vedere solo la tecnica non è matura, avoja a mangiò fagioli!

Io all’inizio desideravo solo 10 persone, adesso tutta Italia danza, e adesso muoio felice.

E’ stata dura anche per me, sono stato severo perché volevo che le persone capissero che danzare è una cosa seria, anziché fare mamma quanto mi diverto. Bisogna rispettare questa danza. Lavoriamo anche per divertirci e per divertire, e bisogna rispettare il pubblico che esce da casa, cose serie e cose sane. Far capire come le cose si migliorano.

Prima di iniziare a insegnare qui ho fatto passare 15 anni, per fare una cosa seria, con responsabilità. Quando vidi Michael Jackson mi è partita l’idea di creare il metodo per “smontare lo scheletro”. Ho sperimentato prima su di me, poi ho applicato sugli altri. Ho 40 anni di metodo alle spalle e ancora non ho finito. Sono sempre alla ricerca>>

Come nasce il progetto Ti presento il mio Maestro?

Saad << Simona e Michela sono mie allieve e membri del gruppo di Ismail Oriental, e incoraggio sempre di danzare e andare avanti, di fare ricerche. Vedevo che non c’era una cosa dedicata a Roma, allora mi piaceva che qualche mia allieva si dedicasse a questa ricerca. All’indomani mi hanno chiamato per fare qualche lezione a loro. Ho chiesto così di mandarmi qualche musica, vostra romana, e qualche fotografia. Ho studiato la danza orientale sugli affreschi per capire le posizioni dei faraoni, allora ho pensato che sarà lo stesso con la danza romana. Sono rimaste a bocca aperta! Mi hanno detto “tu non sei un maestro di danza orientale, tu sei un maestro di danza!”

Ero contento del risultato.

Hanno visto che durante il covid il lavoro è calato, hanno visto che i giovani non vengono da me. Alcuni dicono ai propri allievi che per studiare con me devono passare almeno cinque anni, e non è vero, qualcuno dice questo, hanno impaurito le persone a venire da me, e hanno detto “…portiamo noi il maestro Saad dai nostri allievi. Lui ha portato a noi il maestro Mahmoud Reda per anni, è arrivato il momento che anche noi portiamo il maestro dai nostri allievi.” E così è nato Ti presento il mio Maestro. Io lacrimavo quando me l’hanno detto, non potevo mai chiedere questo, è venuto proprio da loro e io mi sono commosso, perché l’artista se non è umano…

La ricchezza interiore è più importante della materia per me. Mi sono abituato a vivere nel poco. Io sono qui per dare, per far capire, perché allora quando faccio stage non si avvicinano a fare? Il gesto che hanno fatto Perla, Michela e Simona è bellissimo. Io sono ancora qui per dare.

Amore, rispetto e passione per la danza, sempre. Io sono felicissimo quando incontro la gente così, quando non c’è puzza sotto al naso mi vengono le madonne! Vanno educati, non va bene così, o ti allontani o rimani con un buon cuore. Noi non siamo solo insegnanti di danza, insegniamo danza e dintorno, vuol dire tutto ciò che gira intorno alla danza. Dobbiamo aiutare a esprimere le nostre emozioni in modo sano, per farci star bene, con noi stessi prima di tutti e poi con gli altri.

Io sono nato per fare danza, per trasmettere la danza! Ho fatto tanti lavori. Ho fatto il lavapiatti, il facchino, muratore, aiuto cuoco, cameriere. Per nove anni ho lavorato, accumulato risparmi per pagarmi i costumi di danza. Avevo una gamba nel ristorante e una gamba nella danza. Ho fatto esperienze che mi hanno fortificato. Se dovessi tornare indietro voglio che la mia vita sarebbe la stessa altrimenti non sarei io. E’ stata durissima, da solo, e ho realizzato anche il sogno di avere una famiglia. 

Dico sempre che ognuno di voi deve trovare dentro la propria personalità. Io ho seguito il maestro Alighetti e il maestro Mahmoud Reda, però ho trovato il mio “mezzo del cammino”. Non volevo essere un sosia di qualcuno. La ricerca è stata mia. Ho fatto anche antropologia, mi ci sono specializzato e ho scelto anche di studiare filosofia.

L’antropologia mi ha aiutato tanto e mi aiuta ancora. 

Io sono Alessandrino ma ho anche sangue dell’oasi, beduino, ho origini verso la zona Said, ho carattere saidino, alessandrino e anche un po ‘ romanaccio!

La vita è stata una lotta ma è bella così, deve essere così, se non fosse così non sarebbe bella la danza. Bisogna guadagnare la propria crescita. 

La danza è amore. Pace e amore. Io ho scelto nella vita di fare politica con la danza, un linguaggio che amiamo tutti noi umani.

Le anime non sono tutte uguali, il conflitto ci sarà sempre, ma domani esce sempre l’alba, importante e’ che tu fai il tuo lavoro con buona coscienza, non con altri scopi.>>

C’è sempre bisogno di ricordare da dove siamo venuti  

Come nella vita è importante ritornare alle proprie radici per rendere compatta la propria identità, il proprio essere, anche nella danza funziona così.

Se un maestro ha lasciato dentro di noi un seme e questo seme ha portato i suoi frutti, è come essere un figlio spirituale. Siamo tutti liberi di crescere in modo indipendente, come cerchiamo di crescere in modo autonomo dalla famiglia d’origine, ma esistono ambienti ed esseri umani che permettono una nuova rinascita. Veniamo formati, educati, informati, sostenuti, a volte sgridati, e tutte quelle emozioni collaborano alla nostra evoluzione. Evolvere non significa crescere in modo facile, significa crescere in modo consapevole, e più delle volte richiede un carattere forte! Tutto questo quando non è possibile all’interno della scuola, della chiesa, della famiglia, per alcuni arriva la sala di danza. La sala dove lo specchio è forte tanto quanto un maestro che è lì per darti la sua esperienza, non solo nozioni tecniche.

Ecco perché il segno di quegli insegnamenti sono indelebili. Perché lasciare il segno significa aver fatto uno squarcio dentro gli altri. Qualcosa si apre, può far male, ma ormai è parte di noi, e dobbiamo essere noi a custodirlo, comprenderlo e trasformarlo in forza.

Perché da quel momento non siamo più solo allievi: diventiamo responsabili di ciò che stiamo diventando. Sta a noi scegliere se farne una porta attraverso cui continuare a crescere e creare.

Con il progetto Ti presento il mio Maestro si ritorna alle origini, dando la possibilità alla nuova generazione che studia le danze orientali, di essere educata con una formazione di spessore, una formazione conseguita da un uomo che prima di essere riuscito a far ricordare il suo nome in tutta Italia, era un ragazzo con un grande sogno nel cuore, ed è riuscito a creare nuovi sogni negli altri.

Ti presento il mio Maestro significa mettere su un piatto d’oro i valori come rispetto, fiducia, riconoscimento, gratitudine!

Grazie Maestro Saad, oggi se la nostra nazione danza con consapevolezza è dovuto anche tuo coraggio, alla tua determinazione, all’amore che hai sempre avuto – e tutt’ora presente – per questa meravigliosa arte!


Ti ringraziamo per aver letto fin qui!

Al prossimo articolo.

Buon respiro.


LEGGI ANCHE

GARE DI DANZA: ANCHE NELLA DANZA DEL VENTRE – con Roberta Gazzetta

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *